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Capoparto, ciclo e allattamento: quello che c’è da sapere

L'allattamento al seno dopo il parto blocca il ciclo mestruale. Scopriamo come e quando le mestruazioni tornano e cos’è il capoparto.

Dopo il parto le ovaie hanno bisogno di un po’ di tempo prima di riprendere la loro normale attività. Il capoparto, ossia il primo ciclo mestruale che si presenta dopo la nascita del bambino, sancisce l’inizio del riavvicinamento a questa normalità.

Il capoparto non va confuso con l’abbondante sanguinamento post-partum, le lochiazioni, che non hanno nulla a che vedere con il flusso mestruale e richiedono l’utilizzo di appositi assorbenti post-parto, meglio se in cotone, ipoallergenici e che minimizzino il rischio di adesione ai punti e alle ferite causate da un’eventuale episiotomia. Queste perdite sono dovute al restringimento dell’utero che, piano piano, riacquisisce le sue dimensioni normali.

Capoparto: quando arriva?

È importante che tu sappia che per ogni donna il capoparto è un’esperienza diversa: non esiste una scadenza prestabilita e uguale per tutte le donne. Il ritorno delle mestruazioni dipende infatti da diversi fattori, perlopiù ormonali e legati alla suzione del bambino, oltre che dalla risposta individuale dell’organismo materno: l’amenorrea, quindi l’assenza di ciclo, può durare settimane, mesi o anche più di un anno nel caso in cui la madre continui ad allattare.

In linea generale il capoparto potrebbe presentarsi:

  • dopo 40 – 50 giorni dal parto, quindi alla fine del puerperio, il periodo post parto la cui durata è pari a circa 6-8 settimane, se la mamma non allatta;
  • dopo 60 – 70 giorni dal parto, ma anche addirittura dopo la fine dell’allattamento, nel caso appunto in cui la mamma allatti.

Durante l’allattamento al seno si assiste infatti alla cosiddetta amenorrea da lattazione, ossia la mancanza delle mestruazioni. La suzione del piccolo, se da un lato stimola la produzione del latte, dall’altro inibisce il meccanismo ormonale legato all’ovulazione, ritardandone il ritorno. Può succedere dunque che l’amenorrea si protragga per tutto il periodo dell’allattamento e che ritorni verso l’ottavo mese del bambino, quando comincia la fase di svezzamento e le poppate si fanno più diradate.

Questo accade più facilmente quando:

  • la frequenza delle poppate si riduce a 4-5 al giorno;
  • il bimbo è nutrito con biberon e allattamento artificiale, anche solo parzialmente;
  • si utilizza il ciuccio;
  • inizia lo svezzamento;
    il bambino comincia a dormire tutte la notte.

Sappiamo che più un bambino è attaccato al seno, maggiore è lo stimolo alla produzione del latte attraverso specifici ormoni i quali, a loro volta, inibiscono quelli necessari al ciclo ovulatorio completo e dunque alla fertilità. Si tratta di una sorta di “meccanismo di difesa” che l’organismo attua in modo naturale, onde evitare un’altra gravidanza in un periodo di grande richiesta energetica come quello dell’allattamento e del post-partum.

Capoparto: ecco le caratteristiche

Le prime mestruazioni dopo il parto solitamente sono più abbondanti rispetto a quelle a cui la neomamma era abituata. Questo perché durante l’amenorrea l’endometrio risulta più ispessito e ciò può comportare la presenza di coaguli di sangue e anche di crampi più intensi e dolorosi. Anche la durata del capoparto è diversa rispetto alla normalità: dura infatti dagli 8 ai 10 giorni.
Serviranno alcuni mesi affinché le mestruazioni e l’attività ovulatoria si normalizzino: il capoparto è il chiaro segnale che il sistema riproduttivo è tornato alle condizioni pre-gravidanza, ma le ovaie hanno bisogno di più tempo per riassestarsi.
Le prime mestruazioni dopo il parto sono dunque soggette a irregolarità e caratterizzate da un flusso più abbondante, per poi ripristinarsi sia in termini di quantità che di frequenza. Può succedere anche che si verifichino episodi di spotting e di leggeri sanguinamenti: è del tutto normale ma, se in dubbio, sempre meglio consultare il ginecologo. Un consulto medico è consigliato soprattutto se:

  • i crampi addominali sono di forte intensità;
  • il sanguinamento si protrae per più di 8-10 giorni;
  • il flusso di sangue è così abbondante da richiedere il cambio dell’assorbente ogni ora;
  • si verifica un aumento della temperatura corporea.

Un’importante precisazione: il capoparto non cambia a seconda del tipo di parto. Che sia naturale o con taglio cesareo, le caratteristiche saranno sempre più o meno le stesse. L’unica differenza è legata appunto all’allattamento.

Allattamento e mestruazioni: cosa fare?

Il ritorno del ciclo mestruale non implica la fine dell’allattamento al seno. A differenza di quanto si credeva in passato – uno dei tanti falsi miti legati alla gravidanza e al post parto – il latte non diventa acido, non va a male e non è meno nutriente. Può comunque cambiare leggermente sapore e quindi essere meno gradito dal bimbo, ma nulla di più.

Capoparto e fertilità

Non avere le mestruazioni non esclude la possibilità di una gravidanza: infatti è comunque possibile ovulare. Certo, gli ormoni in circolo durante l’allattamento sono sufficienti ad indurre la crescita del follicolo, ma di solito non abbastanza da permetterne uno sviluppo totale. A volte, però, può succedere e può verificarsi anche il concepimento.

Il primo ciclo è spesso anovulatorio, ma non gli altri successivi. Per tali motivi è sempre opportuno, specie dopo il capoparto, ma anche prima, usare metodi contraccettivi efficaci, nel caso non si voglia un’altra gravidanza.

Capire se si è fertili dopo la gravidanza, non è così semplice. Ci sono però dei sintomi a cui prestare attenzione, tra questi:

  • cambiamento delle secrezioni durante l’ovulazione;
  • aumento del desiderio sessuale.

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