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Stimolazione ovarica: come funziona e per cosa è indicata

Qualche informazione su questa tecnica impiegata per indurre l’ovulazione nella donna, in caso di difficoltà a concepire

Le coppie che cercano un bambino possono trovarsi ad affrontare difficoltà a concepire in tempi brevi. Solitamente, però, prima di iniziare a pensare a un problema di fertilità, le linee guida dell’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, raccomandano di aspettare almeno 12 mesi dall’inizio dei tentativi volti a rimanere incinta in maniera naturale. Quando la gravidanza sembra proprio non voler arrivare, arriva in aiuto la procreazione medicalmente assistita (o PMA), che comprende tecniche specifiche che facilitano la fecondazione. Tra i vari passaggi per tentare il concepimento con questo metodo c’è la stimolazione ovarica, ovvero l’induzione dell’ovulazione nella donna.

Stimolazione ovarica: perché si fa

Ogni mese, in condizioni fisiologiche, il corpo della donna va incontro all’ovulazione, una fase del ciclo mestruale durante la quale l’ovocita, maturo e pronto a essere fecondato, scivola dal follicolo fino all’utero, in attesa degli spermatozoi. L’ovulazione dura circa 24 ore ed è a ridosso di questo fenomeno che, se si vuole rimanere incinta, vanno consumati rapporti non protetti con il partner. Può accadere, però, che per alcune disfunzioni l’ovulazione non vada proprio come dovrebbe oppure che l’impianto dell’embrione nell’utero sia difficoltoso. Per questi motivi (e non solo) la donna può sottoporsi alla stimolazione ovarica.

Sostanzialmente la pratica ha due obiettivi:

  • stimolare l’ovulazione se la donna non lo fa regolarmente in maniera naturale
  • incrementare la produzione di follicoli da parte delle ovaie (e quindi la possibilità che gli ovociti siano fecondati)

Nel primo caso, quello di una donna che ha un’ovulazione irregolare o di qualità insufficiente per il concepimento, la stimolazione ovarica può precedere anche un gravidanza naturale: sarà infatti stimolata l’attività dell’ipofisi, una ghiandola responsabile del rilascio dell’ormone luteinizzante (LH), che dà il via al follicolo per la liberazione dell’ovocita.

Un altro motivo che può spingere a effettuare una stimolazione ovarica è la necessità o il desiderio di conservare gli ovociti per una gravidanza futura. È il caso di donne che per gravi malattie vedono a rischio la propria fertilità oppure donne che per propria volontà decidono di rimandare di qualche anno l’idea di un bambino e che quindi mettono da parte gli ovociti nel periodo in cui la riserva ovarica è ancora ottimale.

Per le pratiche di fecondazione assistita, infine, la stimolazione ovarica è una tappa obbligata. Viene effettuata infatti dopo le prime visite per aumentare il numero di follicoli che arrivano a maturazione, quindi il numero di ovociti su cui tentare la fecondazione da parte degli spermatozoi. Ogni mese, infatti, di base arriva a maturazione un solo follicolo, mentre attraverso questa procedura le opzioni si moltiplicano. Questo vale sia che venga fatta attraverso la semplice fecondazione in vitro che attraverso l’ICSI, dove lo spermatozoo attraverso uno strumento viene inserito direttamente nell’ovocita.

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Stimolazione ovarica: come funziona

Per iniziare la stimolazione ovarica è necessario recarsi in un centro specializzato e naturalmente eseguire tutte le visite e gli esami del caso. Qui infatti la coppia può capire le cause della propria difficoltà a concepire, che possono essere attribuite a disfunzioni del corpo femminile, di quello maschile oppure di entrambi, come in una sorta di incompatibilità. In Italia, secondo l’Istituto Superiore di Sanità, circa il 15% delle coppie ha problemi di infertilità, dunque l’eventualità non è così rara e per nessuna ragione i partner se ne devono fare una colpa.

Dopo aver effettuato ecografie, dosaggi ormonali e analisi che scongiurano la presenza di malattie infettive o infiammazioni, alla donna verrà chiesto di sottoporsi a un ciclo di iniezioni da fare per un tempo che varia dagli 8 ai 20 giorni. A decidere quanto dura la stimolazione ovarica sarà il medico che segue la paziente, in quanto ogni donna ha esigenze diverse in base alla propria condizione. Queste punture si possono effettuare da sole a casa, magari con l’aiuto del partner, in quanto il più delle volte sono delle semplici iniezioni sottocutanee con siringhe già predisposte. Nel caso di iniezioni intramuscolari, invece, è sempre meglio chiedere aiuto a dei professionisti. Attraverso queste punture la donna si somministra gonadotropine – ormone follicolo stimolante (FSH), ormone luteinizzante (LH) – naturalmente prodotte dal nostro organismo in condizioni fisiologiche. Un farmaco alternativo è il clomifene citrato, che invece viene somministrato per bocca e che blocca i recettori degli estrogeni, spingendo l’ipofisi a rilasciare gonadotropine. Durante il trattamento vengono eseguiti sia esami del sangue per monitorare gli ormoni in circolazione, sia ecografie per tenere d’occhio la maturazione e il numero dei follicoli. Una volta arrivati al giusto grado, viene sollecitata l’ovulazione vera e propria grazie a un’iniezione di gonadotropina corionica (hCG). Se si procede alla conservazione degli ovuli o alla fecondazione in vitro questi vengono prelevati, altrimenti si effettua l’inseminazione (artificiale o naturale).

Effetti collaterali della stimolazione ovarica

Tra i sintomi lievi percepiti durante la stimolazione ovarica c’è solitamente la ritenzione idrica. Tra i rischi della stimolazione ovarica c’è invece quella che è chiamata sindrome da iperstimolazione ovarica, un aumento inatteso del numero di follicoli con ingrossamento delle ovaie che provocano nausea, vomito e dolori addominali nelle forme più lievi. Per far rientrare tutto nella norma vengono raccomandati il riposo, antidolorifici ed eventuali farmaci contro la nausea, associati a un monitoraggio da parte del personale medico con ecografie ed esami del sangue. Un altro effetto collaterale della stimolazione ovarica, infine, è la gravidanza multipla che può avvenire proprio perché sono più di uno i follicoli che giungono a maturazione.

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