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Pancia che non va via dopo il parto: mi devo preoccupare?

Dopo aver partorito la pancia non torna immediatamente allo stato pre gravidanza, ma regredisce lentamente. Quando bisogna iniziare a preoccuparsi, quindi?

Sono passati due mesi dal parto, ma ancora quella pancia di troppo non ne vuole sapere di andarsene? Stai tranquilla, è del tutto normale. Non serve incaponirsi, fare attività fisica in maniera sconsiderata o iniziare una dieta drastica per velocizzare il recupero, anzi, certi rimedi fai da te potrebbero essere persino dannosi.

Perché rimane la pancia dopo aver partorito?

Pensare che dopo qualche giorno dal parto l’addome torni alle condizioni iniziali è praticamente impossibile. Il corpo della donna durante la gravidanza subisce infatti dei cambiamenti importanti, pensate che i muscoli chiamati retti dell’addome si allungano fino a 15 centimetri e la pelle può estendersi 10 volte oltre la sua misura iniziale. Incredibile, vero? Sì, ma bisogna pensare che tutto questo avviene nell’arco di 9 mesi ed è impensabile che rientri nei parametri in poche settimane.

La pancia si fa così grande naturalmente per ospitare il bambino e l’utero che man mano cresce con lui per accoglierlo. Pian piano che questo organo si fa spazio, può capitare che anche i muscoli retti addominali si allontanino tra loro per lasciare posto all’utero. Anche la linea alba, quella striatura più chiara che compare sulla pancia in caso di gravidanza, è indice di un rilassamento dei tessuti chiamati connettivi a cui contribuiscono sia il volume del feto che gli ormoni.

La pancia post parto dopo quanto va via?

Solitamente vengono indicati dai 3 ai 6 mesi perché la pancia ritorni alle condizioni pre-gravidanza. Se tutto sta andando per il meglio, infatti, entro 6 mesi vengono recuperati il tono muscolare dell’addome e del pavimento pelvico e si può ragionevolmente pensare di vedersi come prima o quasi.

 

Vedere ancora un po’ di pancia dopo aver partorito è dunque del tutto normale, quello che ci si chiede è quanto tempo impiega per ritornare allo stadio iniziale e soprattutto quando c’è da iniziare a preoccuparsi se non si vedono miglioramenti.

 

Una volta partorito, il corpo della donna subisce un assestamento graduale che impiega del tempo e voler accelerare il recupero non solo è inutile, ma rischia di peggiorare le condizioni. Per esempio, ostinarsi a usare una pancera per vedersi più in forma può aumentare il rischio di prolasso, perché accresce la pressione sull’addome, che a sua volta spinge sui muscoli indeboliti del pavimento pelvico. È per questo che è più raccomandata solo per i casi di cesareo, per contenere i tessuti e proteggere i punti e gli organi interni, ma non per oltre 10 giorni.

Cosa succede dopo aver partorito?

Dopo il parto, nella pancia l’utero inizia a ridursi da subito, ma ha bisogno di qualche settimana per riprendere la misura iniziale. Solitamente una volta vuoto ha le dimensioni che aveva all’incirca al quinto mese di gravidanza e nei primi 7 giorni riesce ad arrivare alla metà.

In questo periodo si assiste anche alla presenza di morsi uterini, delle contrazioni dell’utero percepite come crampi addominali che hanno il compito di riportare i tessuti alle dimensioni iniziali. È a questo particolare momento che sono associate anche le lochiazioni, delle secrezioni vaginali del tutto fisiologiche che durano fino a 40 giorni: sono perdite piuttosto abbondanti, che necessitano di speciali assorbenti post parto, con il quale l’organismo si libera della decidua, quel tessuto dell’utero che nutriva il feto.

Dopo circa un mese, l’utero ritorna alle sue dimensioni originarie, ma non la pancia, perché a essere ancora rilassati sono i muscoli e i tessuti connettivi. Oltre che all’addome, di cui viene da preoccuparsi perché più visibile, bisognerebbe aver cura del pavimento pelvico e rivolgersi a un professionista per una buona riabilitazione.

E se la pancia non va via dopo il parto?

Come detto, di norma, in circa 6 mesi la tonicità del muscolo retto addominale viene recuperata, ma in alcuni casi la donna può andare incontro a un problema da non sottovalutare: la diastasi addominale. C’è da premettere che una pancia un po’ più rilassata non significa per forza avere una diastasi, ma senza esitazioni possiamo dire che farsi un’autodiagnosi è sempre sbagliato. 

Cos’è la diastasi addominale? I medici parlano di diastasi quando il muscolo retto addominale destro e sinistro si sono distanziati tanto che tra loro intercorrono un paio di centimetri. Avere la pancia pronunciata dopo 6 mesi dal parto non significa avere una diastasi, ma ci sono alcuni sintomi che dovrebbero metterci in guardia, come i dolori alla schiena nella zona lombare, incontinenza e un gonfiore addominale che compare dopo ogni pasto. Un segno distintivo è inoltre la presenza di un’ernia ombelicale. La diastasi addominale può avere anche conseguenze gravi, perché gli organi non sono più adeguatamente protetti dalla fascia muscolare e anche i traumi più lievi possono essere dannosi. In più, l’unica soluzione per la diastasi risulta essere un intervento chirurgico.

Cosa fare, quindi? Indipendentemente da queste avvisaglie, dopo il parto ogni donna deve vedere uno specialista, in particolare uno che curi la ripresa del pavimento pelvico, indipendentemente dalla tipologia di parto avuto, naturale o cesareo. Non bisogna aspettare troppo: l’ideale è rivolgersi a un professionista già dalla visita di controllo del puerperio, ovvero passati i primi 40 giorni dopo il parto. 

Per quanto riguarda invece quella pancetta rimasta, i pantaloni che non entrano più e gli inestetismi, la parola d’ordine è pazienza. Il corpo ha subito dei cambiamenti radicali ed è normale che ci si veda diverse, cambiate, ma ciò non significa che sentirsi ancora belle e in forma sia impossibile. Con calma, sentendo sempre prima il parere del ginecologo, si può riprendere con un po’ di attività fisica mirata e provare a ridurre quelle indesiderate smagliature con olii e creme apposite. Insieme a tutto questo, ora e sempre, è bene tenere in mente una cosa: osservarsi e dedicarsi attenzioni non è mai tempo sprecato

Articolo a cura di Giulia Lora – Educatrice Perinatale

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