Vivere la sessualità

Ansia da prestazione femminile, come si manifesta e come combatterla

Come riconoscere il blocco di natura psicologica che ci impedisce di vivere bene i rapporti sessuali

Quante volte nella vita ci siamo sentite inadeguate, non ci siamo sentite abbastanza o abbiamo avuto paura di fallire: a scuola, al lavoro, in famiglia. Purtroppo, ad alcune donne può capitare anche sotto le lenzuola. A dire il vero, l’ansia da prestazione sessuale è un fenomeno che può verificarsi sia nel sesso maschile che in quello femminile, ma, mentre nell’uomo lo si associa con la mancata erezione o con l’eiaculazione precoce, nella donna è un po più difficile da individuare, specialmente se si conosce poco bene il funzionamento del proprio corpo. Non è facile farsi un’autodiagnosi di ansia da prestazione sessuale; spesso infatti la difficoltà al rapporto è un mix di fattori psicologici e fisici che si sovrappongono e si intrecciano.

Il desiderio femminile

Per capire che cosa succede al nostro corpo di fronte a uno stimolo sessuale bisogna ripassare il funzionamento del desiderio sessuale femminile, per certi aspetti diverso da quello maschile. A giocare un ruolo importantissimo sono ovviamente gli ormoni, che stimolano i genitali all’eccitazione, li lubrificano, dilatano il canale vaginale e aumentano l’afflusso di sangue verso l’area pelvica. Prima di arrivare qui, però, c’è una scintilla che accende la miccia, c’è quell’aspetto mentale, di coinvolgimento, che nelle donne ha molto più impatto rispetto all’uomo, dove invece è molto più protagonista il senso della vista. Il nostro desiderio femminile non è costante, ma è strettamente legato al ciclo mestruale: questo perché la donna è più fertile a ridosso dell’ovulazione e l’organismo in qualche modo dice al nostro corpo che in quel momento saremmo in grado di concepire.

Il calo del desiderio sessuale

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Il calo del desiderio è uno degli effetti dell’ansia da prestazione, ma non è il solo. Bisogna fare molta attenzione quando si verifica, per distinguere l’origine di questa diminuzione tra cause psicologiche e cause date da problemi di salute o in generale fisici, come le infezioni, l’uso dei contraccettivi ormonali, fino a problematiche alla tiroide.

Come si manifesta l'ansia da prestazione sessuale femminile

L’ansia è un senso di inadeguatezza e paura per qualcosa che ancora non è accaduto, genera una situazione che ci mette a disagio, che sentiamo di non saper gestire e ci agita, fino a bloccarci. Tra gli effetti dell’ansia generale ci sono infatti battito accelerato, sudorazione, tremori, fino agli attacchi di panico. Quando questa preoccupazione ci assale in ambito sessuale, siamo fisse sul pensiero di come andrà; l’adrenalina, l’ormone dello stress, ha un picco verso l’alto che ci prepara a una situazione di pericolo (proprio come se dovessimo scappare da un incendio, un terremoto), ma inibisce molte delle funzionalità del corpo, tra cui la congestione genitale, la lubrificazione e l’orgasmo.

L’ansia da prestazione sessuale nella donna può manifestarsi in più modi.

  • Dispareunia: è il dolore che si prova durante il rapporto, in particolare durante la penetrazione. A causarla è un’eccessiva contrazione dei muscoli della vagina e del pavimento pelvico, una rigidità che deriva da una mancanza di rilassamento a livello mentale, ma che può avere cause organiche, come infezioni. Gli studi sembrano distinguere il dolore che inizia con la penetrazione da quello che inizia dopo e permane dopo l’atto: il primo sembra avere cause psicologiche, mentre nel secondo è più probabile che la causa sia organica.
  • Vaginismo: spesso confuso o sovrapposto con la dispareunia, il vaginismo invece è una contrazione involontaria ed estrema del muscolo vaginale che si manifesta in maniera talmente intensa da impedire la penetrazione. Si avverte cioè un vero e proprio muro.
  • Secchezza vaginale: la mente sopraffatta dall’ansia non è certo libera di pensare al piacere del sesso e dell’orgasmo, perché concentrata su ciò che la preoccupa. Il meccanismo dell’eccitazione a questo punto si guasta, qualcosa nell’ingranaggio smette di funzionare correttamente e viene a mancare la lubrificazione naturale della vagina, che dovrebbe seguire a uno stimolo, al desiderio. Cercare la penetrazione con una vagina non correttamente lubrificata e dilatata porta a un circolo vizioso, perché l’inserimento del pene nel canale vaginale è veramente difficile, lo sfregamento causerà nella donna fastidio (se non dolore) e la porterà a contrarre quei muscoli che rivestono la parete vaginale, con il conseguente rischio di soffrire di cistite post coitale. Il sesso, in pratica, non diventa più un piacere ma una catena di effetti negativi.
  • Anorgasmia: l’anorgasmia, come tutte le sensazioni appena descritte, può avere cause psicologiche, ma anche organiche. Con anorgasmia si intende l’incapacità da parte della donna di raggiungere l’orgasmo, questo vale con la penetrazione, ma anche per la masturbazione o per il sesso orale. Se con metodi alternativi alla penetrazione da parte del partner, la donna raggiunge l’orgasmo (magari in solitudine), non significa che è affetta da anorgasmia, ma piuttosto che non riesce a provare piacere con la penetrazione, magari perché non vengono stimolati i punti giusti o perché il gesto in sé la blocca. Anche in questo caso l’ansia da prestazione nasce e finisce con l’effetto indesiderato: una donna che crede di non essere capace di raggiungere l’orgasmo vivrà il momento come una performance fallita; di conseguenza, sarà ben difficile rilassarsi, godere il momento e raggiungere il piacere.

Tutte queste manifestazioni dell’ansia da prestazione sessuale possono portare a un blocco totale della spinta sessuale. La paura di provare di dolore, di non riuscire, il timore di dover agire per meritare una valutazione alla performance portano a un disinteresse nei confronti dell’atto sessuale, che viene visto a quel punto come “dovere”, tanto che può venire a mancare totalmente il desiderio, nonostante l’intesa con il partner.

Come combattere l’ansia da prestazione

Per combattere l’ansia da prestazione vanno indagate le cause scatenanti del blocco. Per fare questo, è bene rivolgersi a uno specialista: il medico potrà escludere cause di natura organica, mentre lo psicoterapeuta o il sessuologo vi permetteranno di iniziare un percorso per dare un nome alle vostre emozioni. Imparerete a lasciare andare le cose che non è possibile controllare, mentre inizierete a concentrarvi sulle sensazioni positive della relazione con l’altro.

Conoscere meglio se stesse e il funzionamento del proprio corpo, poi, aiuta moltissimo: spesso abbiamo in mente certi standard di prestazione, dettati dall’immaginario, dalla società, che poco corrispondono alle effettive possibilità della nostra natura (orgasmi multipli, penetrazione immediata, rapporti anali senza preparazione).

Altra regola: parlare sempre. La comunicazione è la base per un buon rapporto di coppia, che sia una relazione in piedi da anni o un incontro occasionale di una sera. Dite ciò che vi piace e non vi piace, chiedete cosa si aspetta l’altro e scambiatevi i reciproci timori: vi accorgerete, forse con un po’ di sorpresa, che preoccupazioni simili toccano entrambe le parti.

Mentre imparate a gestire le emozioni senza farvi travolgere, praticate delle attività di rilassamento, come la meditazione consapevole o lo yoga. Pian piano, svilupperete l’abilità di accogliere le sensazioni senza giudicarle, in quanto parte di voi. Mantenete poi sempre uno stile di vita sano, con una buona dose di attività fisica (che accende il buon umore) e non riponete nell’alcol o in altre sostanze analoghe tutte le vostre aspettative per la buona riuscita del rapporto sessuale: alla lunga, l’effetto ansiolitico nell’alcol può trasformarsi in assuefazione; per di più blocca tutti quei meccanismi fisiologici che consentono un buon incontro intimo.

L’ansia da prestazione sessuale, seppur dettata da cause psicologiche, appare come estremamente vivida in chi la vive. Un disturbo di natura mentale, infatti, può sembrare più astratto, difficile da circoscrivere e definire, ma è estremamente concreto e reale nelle sue manifestazioni e per questo non va mai sottovalutato. Anche se il problema è “nella tua testa”, non significa che sia un problema minore.

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