Causata da batteri patogeni, la PID è la più importante causa di danni alle tube, a loro volta responsabili di infertilità. Ecco perché la diagnosi è preziosa!

La malattia infiammatoria pelvica (PID, ovvero Pelvic Inflammatory Disease) è una sindrome infiammatoria dovuta alla diffusione di microrganismi dal basso tratto genitale alla cavità uterina e alle tube, con possibile interessamento del peritoneo e formazione di ascessi tubo/ovarici o pelvi-peritoniti

Guai a trascurarla, perché la PID è la più importante causa di danno tubarico: è responsabile del 40-50% di gravidanze extrauterine e del 30-40% dei casi di infertilità primaria. La percentuale di sterilità aumenta con il numero di episodi e con il grado di severità dell’infiammazione pelvica. Ecco perché è estremamente importante una tempestiva e corretta diagnosi e una adeguata terapia: l’entità del danno alle tube al momento della diagnosi è uno dei fattori che determinano la prognosi riproduttiva.

La malattia infiammatoria pelvica si può manifestare in forma acuta, subacuta o cronica con sintomatologia variabile a volte così lieve da non permettere la diagnosi se non durante valutazioni per infertilità in cui si evidenzia un’occlusione tubarica o una sindrome aderenziale.

L’infezione insorge tipicamente in età fertile, tra i 15 e i 44 anni, e quasi esclusivamente in donne sessualmente attive. L’incidenza esatta della PID non è conosciuta ma è strettamente correlata con la prevalenza delle malattie sessualmente trasmesse.

Le cause della PID

La maggior parte dei casi di PID è dovuta ad agenti patogeni come Neisseria Gonorrhoeae, Clamydia Trachomatis, Micoplasmi, Gardnerella vaginalis, Proteus, Klebsiella, Enterobacteriaceae, in pratica a batteri che fanno parte della flora vaginale. La malattia infiammatoria pelvica è un’infezione che prende inizio da una contaminazione della vagina e del canale cervicale verso la parte interna dell’utero (endometrio) e prosegue alle tube, alle ovaie e più raramente raggiunge l’appendice.

Molti fattori influenzano la risalita dei patogeni:

  • Il muco del canale cervicale rappresenta una barriera alla risalita, ma è soggetto a modificazioni (nel periodo pre-ovulatorio, sotto effetto degli estrogeni, diventa più filante e penetrabile, mentre in corso di contraccezione ormonale più denso)
  • La contrazione uterina, tipicamente presente in corso di mestruazione, può favorire la risalita dei microrganismi
  • Il sangue mestruale stesso può veicolare germi patogeni

I fattori di rischio per la PID

I principali fattori di rischio sono l’attività sessuale (e in particolare a rivestire un ruolo determinante sono l’età del primo rapporto, la frequenza dei rapporti e il numero di partner) e la giovane età (si riscontra un’elevata frequenza di PID nelle adolescenti a causa dell’immaturità del sistema immunitario di difesa e dell’assetto ormonale che determina una relativa carenza di progesterone correlata ad un’alta percentuale di cicli anovulatori).

La contraccezione ormonale riduce a metà il rischio di PID e ne diminuisce la severità clinica, così come l’uso del preservativo. L’uso della spirale invece aumenta il rischio di 3-5 volte, in modo particolare tra le adolescenti e in chi non ha mai avuto gravidanze. Il rischio è maggiore subito dopo l’inserimento della spirale, probabilmente perché la manovra invasiva di posizionamento può determinare l’inoculo di batteri nella cavità uterina.

Infine fattori predisponenti la malattia sono anche:

  • Un’igiene intima aggressiva fatta di lavande vaginali ripetute, che alterano la normale microflora (eliminano i lattobacilli protettori) e rimuovono il muco cervicale
  • La vaginosi batterica
  • Il fumo di sigaretta
  • L’eccesso di alcol

I sintomi della PID

La presentazione clinica è caratterizzata da un ampio spettro di manifestazioni che rendono a volte difficile la diagnosi. Il sintomo principale delle forme acute è il dolore pelvico di solito localizzato ai quadranti inferiori dell’addome ed esacerbato dal rapporto sessuale. A volte ci sono perdite vaginali muco-purulente o spotting intermestruale (segnale di endometrite). La febbre (maggiore di 38°C) è riportata in meno della metà dei casi. Spesso si riscontra un aumento dei valori dei globuli bianchi nel sangue e un innalzamento degli indici dell’infiammazione (VES e PCR).

Soprattutto quando la sintomatologia è all’esordio, la diagnosi è molto difficile e la malattia può essere confusa con l’endometriosi, una gravidanza extrauterina, l’appendicite, la diverticolite o altre malattie infiammatorie intestinali, la cistite o l’uretrite.

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