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Gruppi sanguigni in gravidanza: qualche incompatibilità c’è

I problemi di incompatibilità materno-fetale (e dunque madre-padre) più frequenti dipendono soprattutto dal fattore Rh.

Ogni essere umano ha un suo preciso gruppo sanguigno, ereditato alla nascita da uno dei genitori, identificato da una sigla (A, B oppure 0), ma anche dal cosiddetto fattore Rhesus, che indica la presenza o l’assenza di un particolare antigene Rh nei globuli rossi. Il fattore Rhesus può essere positivo (Rh+) oppure negativo (Rh-). Il gruppo sanguigno del bambino è infatti una combinazione di quello del padre e quello della madre. 

L’esame del gruppo sanguigno è molto importante in gravidanza, perché serve per riscontrare eventuali incompatibilità nella coppia che possono dare problemi al nascituro o a quelli successivi.

Cos'è il gruppo sanguigno

Il gruppo sanguigno è una componente ereditaria e si suddivide in 4 gruppi: A, B, AB, 0. A questi poi si può associare l’Rh che può essere positivo o negativo.

Può succedere che una futura madre con Rh- entri in contatto con l’Rh+ del feto e ciò comporta la comparsa di anticorpi nel corpo della donna che vanno ad agglutinare il sangue del feto. In altre parole vanno a distruggere i globuli rossi nel sangue del figlio.

Capiamo meglio come succede questa cosa.

Gravidanza: i problemi legati al fattore Rh

I problemi di incompatibilità materno-fetale, ovvero madre-padre, più frequenti dipendono soprattutto dal fattore Rh. Se è vero che non ci sono problemi per l’incontro fra Rh entrambi positivi o Rh entrambi negativi, i guai possono sorgere se la madre ha Rh negativo e il padre Rh positivo. 

Infatti, se il feto eredita dal padre il fattore Rh positivo (50% di probabilità), la madre potrebbe sviluppare un’immunizzazione, ovvero cominciare a produrre anticorpi contro il sangue del proprio feto. Questo può accadere se avviene un contatto con il sangue del bambino e tipicamente al momento del parto (senza conseguenze per quel neonato), ma anche prima, ad esempio in occasione di esami invasivi come amniocentesi o villocentesi. E qui potrebbero esserci conseguenze, come la distruzione dei globuli rossi del feto e una condizione chiamata malattia emolitica fetale-neonatale, che può anche portare alla morte in utero.

Eventuali rischi dell’incompatibilità del fattore Rh

La morte nell’utero è ovviamente la più tragica delle conseguenze che possono verificarsi nell’eventualità di un’incompatibilità materno-fetale, oltre a questa ci sono comunque altre possibili conseguenze dannose per il feto.

Per il nascituro, tra le possibili conseguenze di un’incompatibilità materno fetale, c’è la malattia emolitica del neonato (MEN), ovvero gli anticorpi della madre attaccano i globuli rossi del feto portando all’anemia emolitica, una complicazione che, se spinta al massimo della sua gravità, può provocare appunto la morte intrauterina del feto. 

Nel caso in cui si verifichi la MEN, solitamente i medici scelgono di procedere con un cesareo, per evitare l’asfissia del neonato che potrebbe verificarsi durante il travaglio. Ogni eventuale trauma legato al parto deve essere evitato, soprattutto la rimozione della placenta, che potrebbe causare il passaggio di cellule fetali nella circolazione della madre.

 

Esami e prevenzione di eventuali problemi legati al fattore Rh

Le conseguenze dovute all’incompatibilità del fattore Rh, sono oggi chiare e note e possono presentarsi in una prima gravidanza e poi anche in una seconda gravidanza.

Se durante un’eventuale successiva gravidanza il feto fosse ancora Rh positivo, gli anticorpi della madre prodotti durante la prima gravidanza attaccherebbero sistematicamente i suoi globuli rossi. Fortunatamente, questa situazione è oggi ben nota ed esistono esami specifici che vengono fatti in gravidanza per vedere se la mamma sta producendo anticorpi contro i globuli rossi del suo bambino (test di Coombs indiretto) e specifici trattamenti farmacologici: alla mamma vengono somministrate immunoglobuline specifiche contro il fattore Rh, che bloccano la sua produzione di anticorpi contro il fattore Rh positivo del bimbo.

Ci sono anche alcune situazioni a seguito delle quali è giusto sospettare il pericolo di un’immunizzazione materno-fetale, per esempio nel caso in cui una futura mamma Rh negativa abbia avuto un precedente aborto, o abbia subito per sbaglio una trasfusione di Rh positivo, eventualità che ad oggi, per fortuna, è davvero raro che si verifichi. 

Incompatibilità dei gruppi sanguigni in gravidanza

 Tra le diverse ipotesi di situazioni che si possono verificare in gravidanza c’è anche l’incompatibilità dei gruppi sanguigni, un’evenienza molto rara e sicuramente anche molto meno grave, che può presentarsi in queste varianti:

  • Madre con gruppo A, B o AB positivo: nessun problema, non è necessario conoscere il gruppo del padre
  • Madre con gruppo 0 positivo: è consigliabile che il padre esegua l’esame perché, se fosse A, B o AB il bambino alla nascita potrebbe presentare l‘ittero da incompatibilità AB0. Non si tratta di una patologia grave, ma conoscere il gruppo del padre accelera i tempi di diagnosi
  • Se il gruppo dei genitori è lo stesso, non ci sono problemi per il bimbo
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